Roberto Delfanti è un appassionato corridore, blogger per il settore running sul suo webzine il turbolento e ambassador per Endu, Asics e Garmin.
Testa articoli per molte aziende del settore sport, generalmente durante l’anno vengono provate almeno 10-12 paia di scarpe.
Anche lui parteciperà alla prima edizione del Meht, per la gara da 60k, lo abbiamo intervistato per capire la passione del trail e come avvicinarsi a questo sport avventuroso e stimolante.

 

roberto delfanti

Cosa ti aspetti dalla prima edizione di questa nuova gara?

Sono interessato perché permette di andare a vedere alcuni posti in alcuni orari che da solo non frequenterei.
Mi piace il discorso paesaggistico: correre su un giro appagante dal punto di vista del paesaggio è per me molto importante.
A settembre parteciperò al Tor des Géants, che per tratta del Monterosa con il particolare dislivello e altimetria assomiglia molto al Meht, quindi questa gara è un allenamento perfetto per trail molto più lunghi.
Vengo dall’Appennino e quindi questa per me è un’ottima prova, solitamente corro gare superiori a 100km ma questa è comunque una sfida molto interessante

Quali sono i consigli per arrivare al traguardo?

Non essendo un campione di solito parto al mio passo senza farmi prendere dall’ansia di quello che fanno gli altri, non seguire troppo il gruppo perché si rischia di andare fuori giri.
Tengo il mio passo di camminata molto sostenuta in salita e corsa spinta in discesa, bisogna ascoltare sempre il proprio corpo e darsi delle scadenze con l’alimentazione. Chi non è abituato ogni 40-45 minuti dovrebbe imporsi di bere e ogni ora e mezza/due mangiare.
Io opto per la frutta e alimenti naturali, dare un carico di zuccheri e carboidrati e integrare con qualche sale.

 

roberto delfanti

Se ci fosse ancora neve, consigli un’attrezzatura particolare?

I ramponcini assolutamente. Le scarpe invernali le sconsiglio perché saremo quasi ad agosto e si rischia di cuocere il piede.
Consiglio una scarpa estiva ma con i ramponcini che oggi sono molto leggeri e si possono mettere nei punti di rischio oltre all’aiuto dei bastoncini. Probabilmente i top runner non li utilizzano ma io li trovo fondamentali: permettono di scaricare parte dello sforzo anche sulle braccia e non solo sulle gambe, conferendo una certa regolarità nella tua azione.

Che cosa rende un trail accattivante per un corridore?

Di solito il paesaggio. La cosa più importante per me è l’ambientazione e la componente sfida personale.